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Il portale dell'Unione di Comuni "Colline di Langa e Barolo" vuole essere una guida e un punto di partenza per conoscere questa meravigliosa terra ricca di storia e sapori.

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Itinerari

TRA ARTE E PAESAGGI MOZZAFIATO

Attraverso alcune delle zone vocate alla produzione del Dolcetto e del Barolo, questo itinerario vi farà scoprire piccoli borghi immersi nella campagna, dove l’arte si fonde con seducenti paesaggi solitari, ideali per chi ama il silenzio e la tranquillità o va in cerca di sollievo nella calura estiva.

 

 

Si parte da MONTELUPO ALBESE, situato in cima ad un colle, con il cimitero quasi in verticale e la chiesa barocca affacciata sui castagneti. Il paese deriverebbe il suo nome da una leggenda secondo la quale il luogo era abitato dai lupi.
Sulla parte più alta sorgeva il castello dei Conti Rangone, celebre casato del Piemonte antico da cui discendono gli architetti Carlo Francesco e Carlo Emanuele Rangone, conti di Montelupo. Il paese si caratterizza per la bellezza del suo paesaggio: situato a 564 m s.l.m., è in una posizione ideale per ammirare splendidi panorami; nelle giornate limpide è visibile l’intero arco alpino occidentale sul quale dominano il Cervino, il Monte Rosa e il Monviso.

 

GLI ARCHITETTI RANGONE
Carlo Francesco (1721-1788) e il figlio Carlo Emanuele (1758-1808) Rangone, architetti e ingegneri militari nati a Montelupo, furono entrambi attivi nella seconda metà del Settecento nelle Langhe, dove operarono a stretto contatto: per determinati lavori restano addirittura forti dubbi su quale dei due sia l’effettivo ideatore.
A lungo, perciò, le figure sono state confuse, ma uno studio recente ha cercato di correggere l’attribuzione degli edifici, per lo più religiosi, disegnati dai due.
Sono di Carlo Francesco la chiesa dei Santi Cosma e Damiano di Alba, San Giovanni Battista di Diano (con contributo del figlio), San Lorenzo di Rodello (progetto proseguito dal figlio), dell’Assunta di Montelupo (1768 circa).
Vanno attribuiti a Carlo Emanuele: la chiesa di San Frontiniano di Sinio, l’altare maggiore e una cornice in marmo sopra il coro della parrocchiale di San Giovanni Battista di Barbaresco, il castello di Monticello.

 

 

Saliamo a RODELLO, adagiato sulla cresta di una verde collina dove si possono assaporare un’aria salubre, un clima mai afoso, un panorama ampio e riposante, condizioni che hanno fatto di questo posto un centro di villeggiatura e di riabilitazione.
Del castello, che sorgeva al posto dell’attuale municipio, non è rimasta traccia.
La chiesa dell’Immacolata Concezione (1749) è oggi sede di un museo di arte sacra contemporanea. La parrocchiale è dedicata a San Lorenzo (progettata da Carlo Francesco Rangone).

 

 

Ritornando sulla provinciale si raggiunge SINIO, piccolo borgo risalente all’epoca medioevale arroccato su una cresta in cima alla lussureggiante Valle Talloria e caratterizzato dalla conformazione urbana “a scudo araldico” del concentrico. Il paese è tutto raccolto intorno alla parrocchiale di San Frontiniano (quasi completamente ricostruita ad inizio ‘800 su progetto di Carlo Emanuele Rangone) ed al castello medievale “Del Carretto”, di recente ristrutturato e sede di una prestigiosa struttura alberghiera.
Interessante è anche la seicentesca Confraternita dei Disciplinanti, oggi di proprietà del Comune ed adibita a teatro comunale; vi ha sede la compagnia del “Nostro Teatro” che organizza ogni anno due interessanti rassegne: “Primavera a teatro” (da marzo a maggio) e “Autunno è… teatro” (da ottobre a dicembre).
Sinio è una delle tappe della “Strada romantica delle Langhe e del Roero”: dal sito allestito in località Stornello si può godere di un paesaggio mozzafiato della Bassa e dell’Alta Langa.
Da non perdere le passeggiate estive notturne organizzate dalla Pro Loco, tra le colline e antichi piloni recentemente restaurati, così come la “Notte delle Masche” (il 14 agosto di ogni anno) con il paese che si trasforma in un luogo magico e misterioso.

 

 

Dalla Valle Talloria, per raggiungere RODDINO, si continua a salire.
Qui il paesaggio dei vigneti cede il posto a boschi, pascoli e noccioleti: siamo a Pedaggera, direzione Alta Langa.
Posto in cima ad un cocuzzolo coperto di vigne di Dolcetto e Nebbiolo, Roddino si trova quasi al confine tra Bassa e Alta Langa; anticamente passava qui l’antica Via del Sale.
Il paese nel corso della storia fu soggetto ai marchesi di Saluzzo ed ebbe anche un castello, di cui oggi non vi è più traccia. Sul luogo del castello sorge la parrocchiale di Santa Margherita, risalente al Quattrocento ma restaurata e ampliata nel 1928 con l’aggiunta di un curioso campanile: all’interno conserva una preziosa acquasantiera, in origine fonte battesimale, del 1499 in marmo di Dronero.
In località Corini, dove sorgeva Roddino in origine, si trova l’edificio più antico: la cappella di Santa Margherita, con abside romanica in arenaria risalente al XI-XII secolo.

 

 

Dopo questo “assaggio” di Alta Langa, si scollina in direzione di MONFORTE D'ALBA, ritornando nella Langa del Barolo.
L’impianto medievale del centro storico, abbarbicato intorno al castello, percorso da strette viuzze acciottolate molto suggestive, è ancor oggi evidente.
Sulla sommità del colle, il settecentesco palazzo nobiliare dei marchesi Scarampi del Cairo, ricavato dall’antico castello, orna la scenografica e la digradante piazza dominata dalla torre campanaria.
La poderosa torre romanica è ciò che resta dell’antica chiesa medievale abbattuta all’inizio del Novecento.
La piazza per la sua forma ad anfiteatro è stata trasformata in un emozionante auditorium estivo intitolato al pianista Vladimir Horszowski che lo inaugurò nel 1986.
Fanno da fondale, insieme a palazzo Scarampi e alla torre, l’oratorio barocco di Santa Elisabetta, l’aerea facciata della chiesa dei Disciplinanti Bianchi e una bellissima vista sulle Langhe e sull’intero arco delle Alpi.
Si scende al borgo infilando il sottopasso a destra della piazza, un cunicolo che colpisce la fantasia popolare: secondo la tradizione, sarebbe animato da fantasmi, da gemiti e lamenti.
Sono le anime dei Catari che mille anni fa popolavano il colle.
Merita sicuramente una visita la chiesa della Beata Vergine della Neve (1908-1912), splendido esempio di architettura neogotica con preziosi affreschi del grande Luigi Morgari.

Lasciato il paese si consiglia una visita alle frazioni Perno e Castelletto, due piccoli borghi immersi nel silenzio dei vigneti, tra castelli e cappelle.

 

I CATARI A MONFORTE
Il castello di Monforte, sorto nel medioevo, divenne centro di diffusione dell’eresia catara, la setta religiosa capeggiata dalla leggendaria signora del luogo, la contessa Berta; il maniero fu espugnato e incendiato nel 1028 da Ariberto d’Intimiano, arcivescovo di Milano.
In quello stesso anno gli eretici furono portati prigionieri a Milano, dove furono messi al rogo: i fuochi nel quartiere milanese, oggi chiamato Monforte, durarono giorni e giorni. Mons Fortis ritornò così feudo sereno e tranquillo e per anni, dopo l’eccidio, la rocca rimase deserta.
Nel Cinquecento il vetusto maniero fu smantellato per essere ricostruito sulla più ampia e bassa spianata, non più come fortificazione, ma semplicemente come lussuosa dimora gentilizia di campagna.
Oggi il castello, che nulla ha più in comune con quello distrutto nel 1028, è abitato dai marchesi Scarampi, ai quali è pervenuto nell’Ottocento attraverso Cristina Del Carretto di Monforte, ultima della sua casata, andata sposa al marchese Carlo Alberto Scarampi.

 

SULLE TRACCE DI ANTICHE PIEVI
Per chi desidera fare due passi a piedi, proponiamo una passeggiata che vi consentirà di ammirare interessanti monumenti assaporando tutta la tranquillità e la bellezza della natura del luogo.
L’itinerario, della durata di un’ora e mezza circa (3,5 Km), ha inizio a Monforte, dalla cappella della Natività della Vergine, la quale si trova a circa 500 mt dalla piazza principale, sulla strada per Monchiero e Barolo. La chiesa, risalente al Quattrocento, conserva un affresco del XV secolo raffigurante una Madonna con Bambino, forse parte di un trittico, ed è meta, fin dall’epoca della peste del 1630, di processioni annuali.
A destra della cappella si imbocca la strada comunale che conduce alla località San Pietro.
La via costeggia un bosco di querce, robinie e pini silvestri; in alto, sul colle San Pietro, si intravedono i resti di un castello e di una chiesa medievali.
Dopo circa 700 mt si abbandona la strada asfaltata e ci si inoltra in un altro bosco passando sotto le case della Bettola.
Camminando in cresta e seguendo le indicazioni si raggiunge località San Giovanni. Costeggiate le case della borgata, si svolta a destra e si prosegue per la strada sterrata che scende tra le vigne fino a raggiungere il rio Bussia.
Dopo averlo attraversato, la stradina risale e si divide: occorre svoltare a destra e proseguire fino a raggiungere un gruppo di case.
Si continua poi lungo la strada comunale asfaltata, che risale alla provinciale per Monchiero in prossimità del punto di partenza.