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Il portale dell'Unione di Comuni "Colline di Langa e Barolo" vuole essere una guida e un punto di partenza per conoscere questa meravigliosa terra ricca di storia e sapori.

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Itinerari

ANDAR "PER LANGHE": ALLA SCOPERTA DI RESIDENZE SIGNORILI E SUGGESTIVI BELVEDERE

I percorsi in questa terra meravigliosa, sono infiniti e ogni volta riescono ad affascinare e sorprendere il visitatore.
Un tempo luogo selvaggio, difficile e impenetrabile, la Langa accoglie oggi la gente con il suo paesaggio integro e immutato, ma dolcissimo e rasserenante.
Gli itinerari proposti si snodano su stradine inusuali, fuori dai grandi percorsi, fra importanti vigneti, piccoli borghi e panorami spettacolari che si dilatano a perdita d’occhio fino all’arco alpino.

 

 

Si parte da VERDUNO, definito “sentinella delle Langhe”: la piazza-belvedere, infatti, sulla sommità del paese, è uno dei punti panoramici più spettacolari e romantici che abbracciano tutta la Langa più nobile e offrono ai visitatori il fascino di un luogo riposante e silenzioso.
Nel suggestivo palcoscenico di piazza Castello sorge il maniero: di scuola juvarriana fu costruito intorno alla metà del Settecento; nel 1838 fu acquistato da Carlo Alberto che lo trasformò, prediligendone l’aspetto vinicolo, in una delle residenze più ricercate dei Savoia. Nacque qui, con la consulenza dell’enologo di casa Savoia, generale Staglieno, uno dei primi Barolo della storia. Nel 1910 fu acquistato dal comm. Giovan Battista Burlotto e trasformato in albergo.
Sulla piazzetta del Castello s’affaccia la parrocchiale di san Michele Arcangelo, dalle linee tardo barocche; l’interno conserva un ritratto del beato Sebastiano Valfrè, nato qui nel 1629, cappellano di corte di Vittorio Amedeo II di Savoia.
È nelle terre di questo incantevole paese che ha trovato il suo habitat ideale l’unico e particolarissimo vitigno Pelaverga piccolo che produce l’ormai famoso “Verduno Pelaverga”. Potete assaggiare questo vino nell’enoteca-bar del Pelaverga che si trova sulla piazzetta del castello e della parrocchiale. Di qui partono i tre sentieri di Verduno.

Da Verduno saliamo a LA MORRA, una delle capitali riconosciute del Barolo. Negli Statuti di Villa Murre del 1431 troviamo scritto per la prima volta il Nebiolium, il vitigno da cui si ricava il Barolo.
L’appuntamento è all’Ufficio del Turismo, in piazza Martiri, all’inizio del paese, sotto l’antico portico del mercato: qui trovate tutte le informazioni del luogo. Di qui partono i sette sentieri di La Morra, a raggiera attorno al paese, che si collegano al sentiero ad anello del Barolo e a quello intercomunale: le cartine si trovano presso l’Ufficio del Turismo.
A pochi passi, in via XX settembre, potete ammirare palazzo Falletti con l’attigua cappella della Madonna del Buon Consiglio: una targa esplicativa li descrive brevemente. Ricordate che accanto ad ogni monumento di La Morra si trova una targa informativa. Prendete via Umberto, che sale ripida verso il centro e raggiungete piazza Castello: una grandiosa balconata protesa sulle Langhe e sulle Alpi offre uno spettacolo superbo e senza paragoni.
Mezzo Piemonte si distende davanti al visitatore, in un susseguirsi senza fine di colline punteggiate da borgate, castelli e torri emergenti dai vigneti.
Lungo via Umberto ammirate la facciata della settecentesca chiesa della Confraternita di san Sebastiano, sede di mostre e convegni. Di fronte ad essa parte via Monsignor Grassi lungo la quale trovate l’austero palazzo settecentesco già adibito a ospedale e ora a casa di riposo per anziani; più avanti la medioevale casa Boffa con finestra ogivale.
In piazza Castello sorge l’imponente torre civica ad uso di campanile del 1710: nei mesi estivi è visitabile: dalla cella campanaria (attenti al suono delle campane!) si gode una vista panoramica a 360 gradi.
Su di un lato della piazza sono collocati i monumenti al Vignaiolo d’Italia e a Giuseppe Gabetti che scrisse
la Marcia Reale.
Poc
o distante trovate la Cantina Comunale gestita dai produttori di La Morra: potete assaggiare e fare acquisti scegliendo fra più di 60 baroli diversi.
Pochi passi vi portano in piazza del Municipio, un luogo che ha conservato il fascino dell’Ottocento: al centro un imponente ippocastano con panchine, di lato l’imponente facciata della parrocchiale barocca di San Martino (1699) su disegno di Michelangelo Garove e quella della chiesa della Confraternità di San Rocco (1749), con cupola affrescata da Pier Paolo Operti, e infine il palazzo del Municipio (facciata del 1765).
L’interno del bel San Martino, recentemente restaurato, vale una visita, soprattutto la pala d’altare di Carlo Aliberti.
Da piazza del Municipio è possibile scendere in via Garibaldi per ripercorrere i Bastioni, antico cammino dalle altissime mura che, in epoca medioevale, cingevano con le loro numerose torri e porte l’intero paese. Tali costruzioni furono però, tra il 1700 e il 1800, spianate e trasformate in passeggiate.

IL CONVENTO DELLA ANNUNZIATA
Una meta da non tralasciare è la frazione Annunziata, a tre chilometri da La Morra, lungo la provinciale per Alba. È qui visitabile il complesso romanico-barocco dell’ex convento di San Martino di Marcenasco: la cantina e l’abside risalgono al secolo XV, la facciata è del 1684. Questo convento rappresenta il nucleo più antico di La Morra: qui i monaci coltivavano vigne di nebbiolo, moscatello e pignolo. Nelle cantine è allestito il Museo Ratti dei Vini d’Alba.

LA CAPPELLA DI SOL LEWITT E DAVID TREMLETT
In località Brunate, uno dei cru più prestigiosi di La Morra, richiama l’attenzione dei visitatori per la sua policromia accesa la piccola cappella della Madonna delle Grazie (ora chiamata anche Cappella del Barolo). Fu costruita nel 1914 da un facoltoso contadino per radunare la gente che lavorava nelle vigne circostanti in caso di forti temporali o violente grandinate. Negli anni ‘90 fu restaurata e dipinta da due artisti di fama mondiale, l’inglese David Tremlett che decorò l’interno e l’americano Sol Lewitt che dipinse l’esterno.

Da La Morra prendete la provinciale per Barolo-Novello, che vi offrirà un panorama davvero emozionante sulle colline della Bassa e Alta Langa, sui vigneti, sui castelli di Serralunga e Grinzane. Nella piccola frazione di Vergne è possibile percorrere un singolare itinerario alla scoperta di alcuni murales, con tema gli aspetti della vita contadina, realizzati da pittori di Langa.
Prima del castello della Volta, s’incontra, sulla sinistra, la cappella campestre di San Pietro de vignoleis, cioè delle vigne, chiamata San Pietro delle Viole.
Qui un’aerea attrezzata vi consentirà una sosta per godere della splendida vista sulle vigne del Barolo.

IL CASTELLO DELLA VOLTA
La strada per Novello passa sotto le mura del castello della Volta, un maniero imponente oggi in stato di semiabbandono. Costruito probabilmente nel XII-XIII secolo, fu in seguito acquistato dai Falletti che ne fecero la loro residenza.
Venne, però, presto ad avere una fama piuttosto singolare in quanto teatro di orge e festini. Ancora oggi le dicerie raccontano che, durante le notti di luna piena, nelle sale del castello si riuniscono le masche e le ombre di dame e cavalieri. Il maniero conserva i segni dell’antico splendore solo più nelle decorazioni delle finestre gotiche e nella torre cilindrica che domina il complesso.

 

In breve si raggiunge NOVELLO, un bel paesino di poche case appollaiate sulla collina. Il suo antico nome latino di Novae Villae testimonia la sua nascita agli inizi del secondo millennio. Qui per secoli ebbe sede il marchesato dei Del Carretto.
L’ingresso al paese è caratterizzato dall’antica porta della torre medievale, ora campanile della parrocchiale di San Michele Arcangelo (1761-1783) costruita probabilmente su progetto dell’architetto monregalese Francesco Gallo. Piccolo gioiello barocco è anche la facciata della chiesa della Confraternita di san Giovanni Battista, vicina alla parrocchiale.
All’estremità opposta del paese, in posizione dominante sulla rocca, troviamo il castello innalzato nel 1880 sui resti dell’antico maniero medioevale: si tratta di un’eclettica costruzione su progetto dell’arch. Gian Battista Schellino, dove il neogotico trionfante della facciata introduce alle belle sale affrescate dell’interno.
Nei dintorni sono testimonianze di storia i ruderi del Podio, resti di un’antica abbazia benedettina, i resti della cappella di San Rocco, il vicino minuscolo santuario scavato nel tufo dedicato a Santa Lucia e, infine, la cappella della Madonnina o Porziuncola del XVII secolo.


Da Novello scendiamo alla volta di MONCHIERO, paese ora disteso nell’ampio fondovalle, ma in origine sorto su un colle da cui ha preso il nome, Mons Clarus.
Attorno al Mille i primi nuclei familiari si insediarono sul colle, dove si ergeva anche il castello quale rifugio durante le scorrerie barbariche. Non durò molto, però, perché già nel 1257 cadeva in rovina tanto da dover essere demolito; non sarà più ricostruito.
Vale, inoltre, sicuramente la pena fare una passeggiata nel borgo di Monchiero Alto, che vi colpirà per il suo fascino, per l’atmosfera particolare che si respira e per l’incantevole paesaggio. Dell’antico borgo resta il santuario della Madonna del Rosario, anch’esso da visitare, e un maestoso edificio caratterizzato da un suggestivo loggiato esterno, che si impone all’attenzione percorrendo la strada verso Dogliani. In questo borgo sorge la casa del pittore Eso Peluzzi, che qui visse e operò, nella quale è allestita una mostra permanente della sua produzione artistica.